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5 anni di Daspo al presidente
“Dedichiamo lo stadio a Livatino”
AGRIGENTO - Gioacchino Sferrazza, il presidente dell'Akragas che domenica ha dedicato la vittoria della sua squadra al presunto boss mafioso di Palma di Montechiaro Nicola Ribisi, arrestato pochi giorni fa per mafia dalla Squadra Mobile, non potrà più assistere per cinque anni alle manifestazioni sportive. La Questura di Agrigento gli ha infatti notificato il Daspo, provvedimento che in genere è emesso per contrastare la violenza negli stadi e per tenere lontani i più facinorosi. Il questore Girolamo Di Fazio, che aveva parlato di "atto gravisimo" e di "messaggio devastatente nei confronti dei giovani" perché Sferrazza "dà valore a chi invece valore non ne ha", ha firmato il provvedimento proprio stamattina.
Anche la Procura della Repubblica ha deciso di intervenire e, su iniziativa del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e del sostituto Luca Sciarretta, è stato aperto un fascicolo per verificare se nelle dichiarazioni post gara di Sferrazza vi siano estremi di reato.
Intanto un'associazione culturale locale, Il Tamburino, ha chiesto all'Amministrazione comunale di Agrigento di intitolare lo stadio comunale a Rosario Livatino, il giudice assassinato dalla mafia nel settembre del 1990. Una proposta che è stata inoltrata anche al ministro della giustizia Angelino Alfano, che è di Agrigento, e che nei giorni scorsi ha intitolato al giudice Livatino una sala del ministero della Giustizia. (Fabio Russello, Repubblica.it)
Libera: “Fuori la mafia dallo sport”
Il coordinamento siciliano di "Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie" esprime preoccupazione e disgusto in seguito alla "fraterna dichiarazione d'affetto" nei confronti di un personaggio la cui famiglia è coinvolta nell'omicidio Livatino e che secondo la DDA di Palermo voleva ricostituire, con l'imprimatur di Bernardo Provenzano la famiglia mafiosa di Palma di Montechiaro. La pratica sportiva è uno straordinario strumento d'aggregazione per far emergere qualità e competenze. Sono tante però le "zone d'ombra" - dal doping alle scommesse clandestine - su cui è necessario porre la giusta attenzione. Per tale motivo auspichiamo in una forte e decisa reazione da parte della società civile girgentana e confidiamo nelle capacità degli organi inquirenti che sappiano, sinergicamente all'associazionismo diffuso, escludere ed allontanare queste forme di illegalità per veicolare un'immagine dello sport diversa da quella rappresentata da questi terribili messaggi mafiosi. Libera